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Ed intesi che fin da principio aveva incominciato a
piantarmi nel cuore le radici di un grande albero ...
(Diario,
1724)
Qualche anno fa ebbi la ventura di imbattermi nel
manoscritto più sconcertante che mi fosse mai capitato fra le mani, il
diario della mistica e veggente Serafina Brunelli (1659-1729), donna
singolarissima tanto per carismi soprannaturali quanto per sensibilità
umana. Senza dubbio una grande personalità nella storia della mistica
cristiana, relegata nell' ombra per tanto tempo a causa dei suoi
sconcertanti scritti, nascosti e mutilati dall'ignoranza degli uomini e
dalle vicende storiche.
Serafina non è un personaggio semplice, anche
se semplici furono le sue origini e la sua vita esteriore. Visionaria come
Ildegarda di Bingen, profonda come Meister Eckhart, estatica come
Veronica Giuliani, racchiude nella sua opera molti aspetti della
tradizione spirituale di tutti i tempi. È in grado
di passare disinvoltamente dai fervori della devozione ai vertici della
contemplazione, dai lampi della profezia ai colloqui con lo Sposo divino.
Questa donna, che ebbe tante e tali qualità, altro non fu per il mondo
che una semplice conversa benedettina, addetta al servizio di una comunità
di monache, dapprima arroganti con lei, poi sue discepole e custodi gelose
della sua memoria e dei suoi scritti nel corso dei secoli. La sua fama di
santità, il profumo di Dio che traspariva dalle pagine del suo diario e
dalla sua persona, giunse alle lontane corti di Torino e di Roma, rendendo
già ai contemporanei notissima la sua figura di veggente e di profetessa.
Con la scomparsa della comunità religiosa cui appartenne, la sua maternità
spirituale, paradossalmente, invece di scomparire nell'abisso
dell'oblio, sembra destinata ad affermarsi sempre più, allargandosi ad
una famiglia spirituale sparsa nel mondo.
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Una
pagina del diario di Serafina

Un
momento della presentazione
del
libro a Montone
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